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Il nuovo fisco del tartufo – Approvata la franchigia fino a 7000 euro
29
Dic
2018
29 Dicembre 2018
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Il nuovo fisco del tartufo – Approvata la franchigia fino a 7000 euro

La tanto attesa riforma del fisco sul tartufo è diventata legge. Dal 2019 il complicato sistema di ritenuta di imposta, in vigore da due anni, è sostituito da un meccanismo semplicissimo, che spieghiamo qui sotto.

Se un cercatore vende al massimo 7.000 euro di tartufo in un anno, deve pagare solo la tassa del tesserino regionale (diversa in ogni regione) e 100 euro di imposta forfettaria. Ogni volta che vende tartufi, riceve dal compratore una ricevuta che riporta nome, cognome e codice fiscale del cercatore, data, prezzo e peso del tartufo venduto e specie commercializzata. Il cercatore conserva tutte le ricevute, senza nessuna altra incombenza.

Fino a 7.000 euro, il cercatore non paga null’altro, i redditi non fanno cumulo con nessun altro ricavo, l’introito non finisce in alcuna altra dichiarazione.

In pratica, se il cercatore vende esattamente per 7.000 euro di tartufi, paga forfettariamente meno dell’1,5% del ricavo, un’imposta bassissima che dovrebbe invogliare tutti a fare emergere il prodotto, garantendo ciò che tutti desiderano: la tracciabilità del prodotto italiano.

A prescindere dalle scadenze dei tesserini regionali, i 100 euro di imposta per vendere 7.000 euro senza altra tassazione, devono essere versati entro il 16 febbraio. Il tesserino non sostituisce e non comprende i 100 euro di imposta.

Chi va per tartufi senza venderli, limitandosi a consumarli a casa, continua a pagare solo il tesserino regionale.

La stessa legge finanziaria risolve anche una questione fiscale relativa ai commercianti di tartufo di cui si discute da anni: l’aliquota iva sui tartufi freschi scende dal 10% al 5%, mentre sul conservato passa dal 22% al 10%, allineandosi agli altri Paesi europei.

Per tutti coloro che cercano la normativa completa, la legge è la finanziaria, art 1, commi dal 389 bis al 389 novies

 

Mauro Carbone
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